Scintilla: Cellulare

Il cellulare è un oggetto che ormai chiunque porta con sé. Con le sue multifunzioni ha rivoluzionato la nostra vita, rendendoci raggiungibili in qualsiasi momento, permettendoci di fare fotografie, filmati, di appuntare pensieri, di trovare la nostra meta da qualsiasi punto del globo. Con una capacità elaborativa di gran lunga superiore a computer di qualche anno fa, un oggetto piccolo come il cellulare ci connette alla rete mondiale, permettendoci libero accesso alla conoscenza. In un certo senso ci rende onniscienti, perché in qualsiasi momento possiamo chiedere ciò che non sappiamo a uno qualsiasi dei motori di ricerca, e questo ci darà la risposta che desideriamo, o quella che il sistema informatico reputa sia più pertinente (e non sempre pertinenza è sinonimo di verità).

In ogni caso, l’uso continuo del cellulare ha aumentato la nostra libertà, dicono i grandi produttori di dispositivi, ma è davvero così? Io sono convinto di una cosa: che il cellulare abbia modificato la nostra libertà. Utilizzando un dispositivo tecnologico, qualunque esso sia, ci rende dipendenti da esso e cambia il nostro modo di rapportarci con la realtà che ci circonda. Quante volte diventiamo schiavi dei bip di Whatsapp, degli sms, delle notifiche Facebook o delle mail a cui bisogna rispondere ogni giorno e con tempestività? Durante le ferie o i fine settimana non riusciamo a separarci da quelle tavolette che sono diventate un’estensione del nostro corpo, della nostra mente e del nostro lavoro. A volte, abbiamo addirittura paura ad uscire senza. Ci sentiamo isolati, senza qualcosa.

Credo che sia importante per essere davvero liberi imparare a utilizzare in modo consapevole queste tecnologie, senza essere continuamente distratti dalle interruzioni da esse causate (abbassano la nostra capacità di riflettere e concentrarci su un problema) e tornando a guardare di nuovo negli occhi la gente che ci circonda. Una volta, se ci sedevamo su una panchina, guardavamo i passanti e il vento stormire tra le foglie degli alberi. Adesso, fissiamo un monitor e inviamo messaggi, di cui il 90% inutile, o perlomeno rinviabile. Ci stiamo dimenticando della realtà. Forse, ogni tanto, dovremmo solo spegnere quella virtuale.

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